CROSTACEI
I marinai dicono che, i crostacei e i ricci di mare, sono più pieni pescati durante il chiaro di luna.”
Pellegrino Artusi, 1891
Canocchia
E’ un crostaceo sempre gustoso a mangiarsi; ma migliore assai quando in certi mesi dell’anno, dalla metà di febbraio all’aprile, è più polputo del solito, e racchiude allora un cannello rosso lungo il dorso, detto volgarmente cera o corallo, il quale non è altro che il ricettacolo delle uova di quel pesce.
Pellegrino Artusi, 1891

La canocchia (Squilla mantis) è un crostaceo
di medie dimensioni, che
può raggiungere una lunghezza di 20 centimetri, ma solitamente è
compresa tra i 12 e 18 centimetri. E’ ampiamente distribuita in
tutto il
Mediterraneo e nell’Atlantico, lungo la costa dell’Africa fi
no all’Angola.
Nei mari italiani è presente un po’ ovunque, ma viene catturata
principalmente nell’alto e medio Adriatico. Caratteristico è il
telson, ossia l’ultimo segmento del corpo, molto ampio dotato di
spine e dentelli con due caratteristiche macchie violacee
rotondeggianti, circondate da un anello di colore bianco; due
macchie che simulano gli occhi. La canocchia conduce vita
solitaria e abita quasi esclusivamente fondali sabbiosi e fangosi
a profondità compresa tra i 20 e 200 metri. Costruisce nel
sedimento una galleria a forma di U con due aperture dove
trascorre la maggior parte delle ore, lascia la tana solo in casi
di forti mareggiate e nelle ore notturne quando va alla ricerca
del cibo nonché nei periodi riproduttivi.
E’ un animale carnivoro, si nutre principalmente di piccoli molluschi, anellidi (policheti) e pesci che tramortisce con movimenti fulminei. Ha sessi separati, la fecondazione è interna e avviene nel tardo inverno primavera. Il maschio si distingue dalla femmina per la presenza di due appendici fi lamentose situate alla base del terzo paio di “zampette”. Le uova fecondate vengono deposte in un ammasso gelatinoso che la femmina tiene attaccato ai massilipedi facendole ossigenare, muovendole continuamente. Nella pesca italiana la canocchia è il crostaceo più importante, in termini quantitativi, soprattutto in Adriatico, dove trova le condizioni ambientali più favorevoli. Viene pescata tutto l’anno, specialmente nel periodo autunno-inverno, con le reti a strascico. Con le reti da posta invece la si pesca soprattutto nel periodo estivo e autunnale.
L’attività di pesca è particolarmente fruttuosa soprattutto
nelle ore notturne o subito dopo una mareggiata.
La stagione in cui le carni sono migliori è quella invernale, da
dicembre
a marzo.
Grancella
I pescatori chiamano indistintamente grènz da lèrgh tutte le
specie, [anche se poi di ognuno conoscono vizi e virtù].
Molti di questi granchi si mangiavano lessati o in umido [e di
questi si possono fare gustosi spiedini].
Quondamatteo & Bellosi, 1977

La grancella (Liocarcinus depurator) è un
crostaceo decapode, ossia
con dieci “zampe”. Le anteriori sono trasformate in chele
allungate
e robuste, la coppia posteriore è invece modifi cata, con due
articolazioni
piatte, azzurrognole, adatte al nuoto. Sono animali che con
estrema
facilità, in caso di pericolo, si insabbiano. Oltre che nel
Mediterraneo, la
specie è presente lungo le coste atlantiche intorno allo stretto
di Gibilterra.
E’ un granchio molto comune nei fondali marini sabbiosi e
fangosi.
Il carapace è appiattito, a forma di cuore con margine frontale
dentellato,
con larghezza di 3-5 centimetri. Il colore del dorso è
brunastro-rosso, le
zampe hanno un colore più acceso, il ventre è bianco.
In Adriatico è specie di interesse commerciale, che si pesca
quasi esclusivamente con reti a strascico.
La stagione in cui le carni sono migliori è quella
autunno-invernale, da
novembre a marzo.

