La cucina (non solo romagnola) a Riccione e dintorni
Sempre più spesso si parla di mangiare al ristorante come di
un investimento sia dal punto di vista economico che dal punto di
vista del rischio e sicuramente anche in questo settore riesce a
superare abbondamente la media italiana in quanto a scelta, a
qualità ed a servizio. Con oltre 90 ristoranti di cui solo una
metà anche pizzeria a Riccione è possibile mangiare di
tutti ed a tutti gli orari (soprattutto in estate). Patria della
piadina romagnola (quella prodotta a Riccione è sicuramente la più
apprezzata in tutto il mondo) a Riccione non si deve però pensare
che la cucina tipica italiana (soprattutto quella a base di pesce)
sia trascurata. Certo una vera cena di pesce fresco accompagnata
da una buona bottiglia di vino (italiano) può apparire come un
lusso da concedersi raramente ma la competizione tra i tanti
locali e la posizione strategica al centro del mare Adriatico
consente a Riccione di offrire una vasta gamma di scelte capace di
soddisfare le esigenze anche del turista più attento.
Storia della piadina e dove mangiarla
La piadina Una piadina e vai col “liscio”! Due passioni
autentiche, consumate, rinnovate, esibite ogni giorno. “Romagna
mia”
Mangiare a Riccione Cucina di mare: ristoranti di pesce
riccione, ricette e consigli per mangiare del buon pesce fresco a
riccione
Tutti a tavola! Un invito che da queste parti non deve essere
ripetuto. Un invito che risale dalle dorate spiagge verso le
colline sulle ali del vento
Carni e Pasta Mangiare a Riccione
Risaliamo ora la collina alla scoperta, o riscoperta, dei sapori
della terra. C’è abbondanza di tutto, iniziamo gli assaggi:
d’obbligo le pepate braciole di castrato alla griglia che devono
essere mangiate caldissime e lo spezzatino d’agnello in salsa
d’uovo. Sono senz’altro i due piatti della tradizione
ricorrenti nei menù dell’entroterra romagnolo che poi offre
succulenti arrosti, grigliate e spiedi, carne di pollo, oca,
coniglio, agnello, maiale e vitello. Ma c’è anche da re onore a
tutti i primi piatti di pasta cosiddetta “fatta in casa”: i
garganelli (tubicini di pasta all’uovo lavorati a mano uno per
uno su uno speciale “pettine”) al sugo di panna e piselli; i
passatelli (vermicelli di una pasta fatta di uova, pangrattato e
formaggio) questa volta in brodo di pollo; i cappelletti (a
differenza di quelli emiliani di carne, hanno un ripieno di
ricotta, pecorino, pangrattato, uova, noce moscata, chiodi di
garofano e buccia di limone) asciutti o in brodo, senza
dimenticare gli altri loro “parenti” come i cappellacci, le
lasagne, i pasticci di maccheroni vari. C’è anche una pasta e
fagioli locale che viene insaporita con aggiunta di pomodoro.
Ricette della tradizione Romagnola Mangiare a Riccione
Di seguito vi segnaliamo solo alcune delle tante ricette della
tradizione romagnola direttamente dai quaderni delle nostre nonne
l' unico
ingrediente "segreto" o meglio non
scritto è "aria di romagna"...
quindi se la pietanza che andrete a preparare non vi
sembrano gustose come quella che avete mangiate nella
nostra terra
non prendetevela ma tornate a trovarci!!!
Piadina Romagnola
Ingredienti per 4 persone: 500gr. di farina bianca, 50
gr. di strutto (o 5 cucchiai di olio extra vergine di oliva),
sale, un pizzico di bicarbonato, acqua tiepida.
Preparazione: disponete la farinaa fontana sul tagliere.
Incorporare lo strutto (o l’olio) ed aggiungere il sale e il
bicarbonato.
Con l’aiuto dell’acqua tiepida, lavorate il tutto fino ad
ottenere unimpasto sodo. Dividetelo in 8 palle di pasta e lasciate
riposare per circa 30 minuti sotto un tovagliolo.
Scaldare la teglia (di terrazotta, di ghisa o una moderna
antiaderente).
Stendere le pagnottine con il mattarello fino ad ottenere dei
dischi di circa 25 cm. di diametro e ¾ mm. di altezza e cuocere
sulla teglia calda qualche minuto per parte. Per girare la
piadina, sollevarla con un coltello a lama lunga. A cottura
ultimata tagliare in due e servire per accompagnare carne alla
brace oppure imbottire come descritto…
La Piadina Romagnola
Con la piadina…
La piadina si farcisce in mille modi: con affettati come il
prosciutto, la mortadella, il salame, il lardo, ecc… oppure con
lo squaquerone e rucola, con insalata di radicchi e cipolla
fresca, oppure con pomodori e melanzane in gratin, con la verza
nel periodo invernale, oppure con erbette di campo tutto
l’anno… c’è addirittura chi la mangia con la nutella!
Insomma… la piadina è buona con tutto… anche da sola!
Fagioli con le cotiche:
ingredienti per 6 persone: 500gr. di fagioli borlotti secchi, 300
gr. di cotiche di maiale, 2 cipolle, 1 carota, 1 costa di sedano,
sale, pepe, 80 gr. di passata di pomodoro, qualche crostino di
pane toscano tostato.
Preparazione: fare lessare i fagioli (messi a bagno la sera
prima). Scolateli e non buttate via l’acqua di cottura. Scottare
per cinque minuti le cotiche in acqua bollente affinchè perdano
un po’ di grasso. Fate un soffritto con le cipolle, la carota ed
il sedano tritati in qualche cucchiaio di olio. Aggiungete le
cotiche tagliate a strisce e fatele insaporire per qualche minuto.
Versate anche i fagioli, il sale, il pepe e la passata di
pomodoro. Cuocere a fuoco basso aggiungendo se occorre, l’acqua
di cottura dei fagioli.
Servire i fagioli con le cotiche densi con il pane tostato.
Passatelli in brodo:
ingredienti per 4 persone: 2 uova, 200 gr. di parmigiano, 300 gr.
di pane grattato, una grattugiata di buccia di limone, noce
moscata, un pizzico di sale.
Per il brodo: deporre in abbondante acqua fredda un osso di bue,
due pezzi di manzo, un’ala e una zampa di gallina. Fare bollire,
schiumare e salare. Aggiungere un po’ di rosmarino, 1 carota, un
gambo di sedano, 2 cipolle, 3 pomodorini. Abbassare il fuoco e
fare cuocere per 2-3 ore. Spegnere, togliere tutti i solidi,
lasciare raffreddare e sgrassare leggermente in superficie,
dopodichè passarlo con il colino.
Preparazione: impastare tutti gli ingredienti fino ad avere un
impasto consistente. Formate una palla e lasciarla riposare per
un’ora. Portare a bollore il brodo e, con l’apposito attrezzo
a scudo bucherellato, schiacciare la palla lasciando cadere i
passatelli nel brodo facendo attenzione che non si spezzino.
Appena vengono a galla, spegnere.
Sangiovese e non solo, informazioni per il buon bere
SangioveseOggi la Romagna è considerata una delle rivelazioni
nazionali in quanto a produzione di vini di qualità, come
testimoniato dai
dai tre bicchieri che le ha attribuito
negli ultimi anni la guida "Vini d'Italia" del Gambero
Rosso. Nell' Almanacco del Berebene 2005 (pag. 137) si
legge: "... i loro migliori Sangiovesi
competono oramai alla pari con i grandi rossi italiani... una
crescita continua che siamo sicuri riserverà nel prossimo futuro
autentiche sorprese"Le prime notizie sul Sangiovese
risalgono al lontano ‘600; si narra che durante un banchetto
tenuto nel Monastero dei Frati Cappuccini in Santarcangelo di
Romagna, alla presenza di Papa Leone XII ed illustri ospiti, fu
servito questo vino prodotto dagli stessi monaci.
Il vino fu molto apprezzato e ne fu chiesto il nome. Un monaco,
con prontezza di spirito, disse che il vino si chiama “Sunguis
di Jovis” = Sangue di Giove (Sanjovese). Col passare degli anni,
questo vino assunse a simbolo della terra di Romagna, grazie anche
ad attenti ed intelligenti produttori. A livello nazionale le uve
di Sangiovese da sole o associate ad altre, concorrono alla
produzione di vini famosi quali il Brunello di Montalcino, i vari
Chianti, Il Forgiano Rosso, il Rosso Conero e tantissimi altri. Il
Sangiovese prodotto nell’area romagnola, negli ultimi dieci
anni, ha riscontrato una visibile e costante crescita qualitativa,
che nelle punte di eccellenza regge il confronto dei più famosi
Sangiovesi sopracitati. Si dice che il Sangiovese di Romagna (Sanzvés)
contenga il carattere dei romagnoli: franco, esuberante, schietto
robusto ed ospitale e nello stesso tempo ruvido, all’esterno, ma
sincero e delicato, all’interno.
Il vino Sangiovese, in Romagna, viene prodotto con diverse
tipologie (denominazioni):
• Sangiovese del Rubicone – I.G.T.
• Sangiovese di Forlì – I.G.T.
• Sangiovese di Romagna – D.O.C. Novello
• Sangiovese di Romagna – D.O.C.
• Sangiovese di Romagna – D.O.C. Superiore
Riserva
Il colore di questo vino è un bel rosso rubino, con sentori di
viola e frutti rossi, al gusto si presenta asciutto, armonico e
leggermente tannico, con retrogusto gradevolmente amarognolo.
È un signor vino, che si accompagna a: tutte le
minestre (casalinghe) condite con ragù di carni, con arrosti
misti e grigliate, con i classici “castrato” e “cosciotto
d’agnello”, con selvaggina e cacciagione, nonché con
stracotti e brasati.
Pagadebit
Vitigno “Bombino Bianco” a “bacca bianca”. Di questo vino,
innanzi tutto, colpisce il nome: deriva dal fatto che il
contadino, dato il vitigno molto resistente a qualsiasi condizione
climatica, riusciva a pagare i debiti contratti nell’annata
vitivinicola. Infatti era usanza stipulare concordati anche
“sulla parola”, detti appunti “Pagadett”.
In Romagna viene coltivato sulle colline, specialmente quelle del
Cesenate e del Forlivese, in produzione limitata, favorendo una
maggior egradazione alcolica e una struttura decisamente
importante. Il colore del Pagadebit è giallo paglierino con
riflessi verdolini e il suo profumo ricorda sentori floreali, e
mostra a volte una classe paragonabilea quella dell’Albana, con
maggiore fruttato che bilancia il sottofondo di mandorle.
Il vino Pagadebit viene prodotto nelle tipologie (denominazioni):
• Pagadebit di Forlì – I.G.T.
• Pagadebit di Romagna – D.O.C.
• Pagadebit di Romagna – D.O.C. – “Zona Bertinoro”
• Pagadebit di Romagna – D.O.C. Frizzante
Si accompagna a minestroni, creme vellutate,
paste e risotte a base di pesce, i tradizionali “Passatelli”.
Con i secondi piatti, lo si gusta con le carni bianche, le
grigliate di pesce, rane e lumache e frittate con verdure.
Trebbiano
Il Trebbiano è un vitigno a “bacca bianca” che produce un
vino leggero da consumarsi entro l’anno successivo alla
vendemmia. L’origine, in Romagna, risale ai periodi Etrusco e
Romano, dove i colonizzatori impiantarono vitigni dopo la bonifica
e l’appoderamento delle terre romagnole. Pier dè Crescenzi nel
1305 scriveva: “c’è un’altra specie di uva, detta Tribiana,
che è bianca con acini tondi, piccoli ed abbondanti, che in
giovane età non dà frutta ma crescendo diventa feconda”. Col
passare degli anni, dall’antico ceppo di Trebbiano è nata una
famiglia di vitigni, alcuni dei quali strattamente imparentati,
altri somigliantisi alla lontanta, coltivati largamente in Italia
ed anche all’estero (alcune zone di Francia e California).
A seconda delle località e dei sistemi di vinificazione, si
possono ottenere dall’antico vitigno vini leggeri, delicatamente
pofumati, sapidi e da bere giovani, freschi di temperature e di
ardore giovanile. Il Trebbiano ha un colore giallo paglierino, più
o meno intenso; il suo profumo ricorda sentori floreali, erbe e
fiori di campo. Di sapore secco e sapido.
Il vino Trebbiano in Romagna viene prodotto nelle tipologie
(denominazione):
• Trebbiano di Romagna – D.O.C.
• Trebbiano di Romagna – D.O.C. Spumante
• Trebbiano di Romagna – D.O.C. Frizzante
• Trebbiano di Forlì – I.G.T.
• Trebbiano del Rubicone – I.G.T.
In tavola si degusta come aperitivo, accompagnato da stuzzichini
salati. Si accosta gradevolmente agli antipasti leggeri e delicati
ed alle insalate di mare.
Lo si apprezza maggiormente con la tradizionale
piadina romagnola con “squaquerone” (tipico formaggio
romagnolo fresco). Un buon Trebbiano di Romagna si sposa con tutti
i formaggi freschi molli della Romagna (raviggiolo, casatella,
ecc.).
Cagnina
La Cagnina nasce da un vitigno “Refosco dal Peduncolo Rosso” a
“bacca rossa” di antica coltivazione, vino rosso dolce o
amabile, pronto da bere subito dopo la vendemmia. Se ne parla sin
dall’epoca Bizantina durante la quale venne importato dalla
Dalmazia e dall’Istria, in occasione della importazione di
pietra calcarea per la costruzione dei monumenti storici di
Ravenna. Le prime notizie di questo caratteristico vino, risalgono
al XIII secolo e si riferiscono alla vite ed al vino friulano
(barbatelle di Terrano d’Istria o del Carso, sinonimi di Refosco
d’Istria o del Carso), che coltivato nel forlivese e nel
cesenate assunse il nome di Cagnina.
Le caratteristiche organolettiche dei vini ottenuti sia dal
Refosco del Terrano friulano sia dalla Cagnina sono similari,
anche se le modificazioni indotte dall’ambiente e le differenti
tecnologie di vinificazione tendono a caratterizzare peculiarmente
le singole personalità: in Romagna si sviluppa maggiormente il
Carattere più caldo e carnoso di questo vitigno. Le sue
principali caratteristiche sono il color rosso violaceo, con una
breve spuma; il suo profumo è vinoso (il caratteristico odore del
dopo fermentazione) con sentori di piccoli frutti rossi. La
maturazione presso il produttore avviene attraverso un rapidissimo
passaggio in botte; si può consumare già una settimana dopo la
vinificazione. Vino da bere giovane, l’invecchiamento presso il
consumatore è circoscritto all’anno che segue la sua nascita.
Il vino Cagnina viene prodotto con una sola tipologia
(denominazione)
• Cagnina di Romagna – D.O.C.
A tavola (temperatura di degustazione 10-12°), per
tradizione, si abbina alla ciambella casereccia, alle
castagne a marroni arrostiti, torte e crostate di frutta, tortelli
dolci ripieni di confetture oppure con la “saba” (mosto di uva
cotto).
Infine, è nata da poco una nuova D.O.C. (Denominazione di Origine
Controllata), la “COLLI ROMAGNA CENTRALE”. Questa
denominazione si riferisce alla sola produzione effettuata nelle
zone collinari della sola Provincia di Forlì e Cesena dove oltre
a ritrovare i classici Sangiovese e Trebbiano, si aggiungono due
nuovi vitigni: lo “Chardonnay” ed il “Cabernet Sauvignon”.
Albana
L’Albana è un vitifno “a bacca bianca” (foglia grande e
pentagonale, buccia di colore giallo intenso) primo bianco, in
Italia, ad ottenere la Denominazione di Origine Controllata e
Garantita (D.O.C.G.), nel 1987. L’origine del “biondo”
nettare di Romagna sembra risalire ai tempi romani. Se ne trova
traccia in scritti di quell’epoca che riferiscono di Galla
Placidia, figlia di Teodosio. Altri ne fanno derivare il nome dai
Colli Albani, da cui provenivano i Legionari colonizzatori della
Romagna. Molto più probabilmente il suo nome deriva dalla qualità
dell’uva chiara, che viene considerata la migliore delle uve
bianche, da cui “Albus” (bianco per eccellenza) = Albana.
Leggenda vuole che la bellissima donna dai capelli biondi, Galla
Placidia, arrivò nel 435 d.C. nel paesino arroccato sulla pianura
tra Forlì e Cesena: colpiti da tanta bellezza gli ospitali
paesani le offrirono, in una rozza brocca di terra cotta, il dolce
e vigoroso vino del luogo; ella, estasiata dalla bontà di quel
nettare che scendeva dolcemente nelle vene rendendola felice,
esclamò: “Non così umilmente ti si dovrebbe bere, bensì BERTI
IN ORO”; da allora, secondo leggenda, il paesello dove la
sovrana si era dissetata si chiamò Bertinoro. La zona
caratteristica della produzione è quella compresa nello
“Spungone Romagnolo” e cioè dalla zona Bertinorese sino alle
colline dell’Imolese, in quanto favorite dal microclima
favorevole (composizione del terreno, ventosità, marcata
esposizione solare e vicinanza del mare).
Il vino Albana viene prodotto nelle diverse tipologie
(denominazioni):
• Albano di Romagna – D.O.C.G. – Dolce
• Albano di Romagna – D.O.C.G. – Secco
• Albano di Romagna – D.O.C.G. – Amabile
• Albano di Romagna – D.O.C.G. – Passito
• Romagna Albana Spumante – D.O.C.G.
Delle tipologie elencate, quella “Passito” rappresenta il
fiore all’occhiello dell’enologia romagnola, in quanto si
presenta come un vino superbo e competitivo, che negli ultimi anni
ha conquistato fama e notorietà, non solo a livello nazionale. Il
vino si ottiene dall’appassimento delle uve. Si presenta di
colore giallo dorato tendente all’abrato. Il profumo è intenso
e caratteristico con sentori di miele d’acacia, mandorla
tostata, confettura di pesca ed albicocca, spezie ed in special
modo, della presenza del legni di affinamento.
Gli abbinamenti più consoni alle varie tipologie
vanno dagli antipasti di pesce, alle torte salate, dalle minestre
alle zuppe di verdure e cereali, dalle paste gratinare ai risotti.
Inoltre si accompagna gradevolemnte ai secondi di pesce, sino ad
arrivare ai classici dolci tradizionali. Il migliore abbinamento
per l’Albana Passito si ha con il classico “Formaggio di
Fossa” accompagnato da miele di castagno, confettura di fichi e
cotona, Savour Romagnolo (mosto di uva cotto con mele e pere
cotogne e frutta secca), fichi caramellati, nonché a tutti i
formaggi “erborinati” (Gorgonzola, Taleggio di Grotta, ecc.).
Trattoria Amarcord Riccione Rimini
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