PESCE BIANCO
Tutto il pesce bianco veniva “curato” u i si caveva e past
(si estraevano le interiora).
E past veniva tolto con le mani già sul battello. La cura del
pesce andava fatta con velocità per prevenire la facile
decomposizione di alcune sue parti. Al rosli, o barbùn (alle
triglie) occorreva togliere subito anche le scaglie.
Anonimo, 1994
Mazòla
Molto buoni nel suo brodo, i pasadéin [passatelli]
Quondamatteo & Bellosi, 1977

La mazòla, conosciuta anche come gallinella o
cappone (Trigla lucerna)
è un pesce osseo appartenente alla famiglia dei Triglidi, di cui
è il più
grande. Come tutte le altre specie della famiglia (angioletto,
pesce turco,
cincinello) presenta un corpo aff usolato e compresso, un grosso
capo
triangolare corazzato da placche ossee. E’ rossastra-bruna,
talvolta screziata sul dorso, da dorata a bianca ventralmente. Le
pinne dorsali sono due, la prima munita di raggi spinosi,
l’altra più lunga con raggi molli.
Le ampie pinne pettorali a ventaglio, di colore viola-blu
acceso, hanno i primi tre raggi liberi. Queste appendici munite di
organi gustativi permettono all’animale di camminare sul fondo.
Diff usa nel Mediterraneo, nel Mar Nero e in Atlantico orientale
dalla Norvegia al Senegal, vive lungo le coste su fondali sabbiosi
e melmosi ma anche lungo le coste rocciose a profondità entro i
200 metri. La sua abbondanza aumenta lungo le coste
interessate da apporti fl uviali. Queste costituiscono importanti
aree di
nursery per la specie. Ha un ciclo vitale lungo, potendo vivere
per 13-14
anni.
La riproduzione avviene dall’inizio dell’inverno alla fi ne
della primavera.
I giovanili vivono bene anche in acque a salinità variabile.
Giovanili e
adulti sono predatori e detritivori, con una dieta abbastanza
varia.
La mazòla è la specie di triglide più importante per la pesca
italiana.
Viene pescata sia con reti a strascico sia con reti d’imbrocco e
tramagli. In Adriatico è particolarmente abbondante soprattutto
nel periodo autunnale, quando si pescano grandi quantità di
giovanili. In questa stagioneè anche oggetto di pesca sportiva
nella fascia costiera, con lenze sul fondo. La stagione in cui le
carni sono migliori è quella autunno-invernale, da settembre a
febbraio.
Molo
[Buono e facilmente digeribile] Il pesce per l’alimentazione
dei bambini, vecchi e malati. Molto ambite al cupini, le uova.
Quondamatteo & Bellosi, 1977

Il molo (Merlangius merlangus) è un pesce
appartenente all’ordine dei
Gadiformi, lo stesso del nasello (Merluccius merluccius) e della
mormora
(Trisopteurs minutus capelanus). Ha corpo snello, aff usolato,
ricoperto di
squame piccole e poco visibili, per la copertura di un muco
secreto dalla
pelle. La testa è lunga appuntita, l’occhio è relativamente
grande, tre
sono le pinne dorsali, la codale ha margine libero troncato. Si
riconosce
facilmente dal merluzzo per la presenza di bargigli, mentre
rispetto alla
mormora, il molo ha bargigli più corti e corpo più aff usolato.
Può raggiungere i 50 centimetri, anche se comune è introno i
15-25 centimetri.
E’ diff uso nell’Atlantico settentrionale, mentre in
Mediterraneo si ritrova
in Adriatico e Mar Nero. E’ una specie stanziale in acque poco
profonde,
vive sia in vicinanza del fondo che negli strati intermedi o
superfi ciali. Tra
i gadidi è quello ritenuto più pelagico. La riproduzione inizia
in gennaio
e si prolunga fi no a settembre, a profondità variabili tra i 40
e gli 80 metri.
Si nutre principalmente di crostacei e di pesci.
La pesca si svolge con reti a strascico ed è tipicamente
centro-nord
adriatica.
La stagione in cui le carni sono migliori è inverno-primaverile,
da dicembre
a maggio.
Occhialone
Di gustoso sapore amarognolo (vicino alla testa), è ottimo arrosto, ma occorre fare attenzione alle numerose spine.
Quondamatteo & Bellosi, 1977

L’occhialone o pagello fragolino (Pagellus
erithrinus), conosciuto anche
come pagello fragolino è una specie appartenente alla famiglia
degli
Sparidi. E’ presente in tutto il Mediterraneo e vive sia su
fondi misti di
scogli, sassi e detriti, sia su quelli fangoso-arenosi, a
profondità comprese
fra i 10 e 300 metri. Il corpo del fragolino si presenta
allungato, di forma
ovale e compresso lateralmente; la testa non è molto grande e il
muso
è appuntito. La pinna dorsale è unica, formata anteriormente da
raggi
spinosi e posteriormente da raggi molli. La pinna caudale è
forcuta a lobi
eguali e coperta di scaglie alla base mentre le pettorali sono
triangolari
e lunghe. La colorazione è rosa brillante con piccole macchie blu
sparse
sulla parte superiore dei fi anchi; è presente una macchia sulla
base delle
pettorali. Le dimensioni raggiungono nel Mediterraneo una
lunghezza
massima di 50 centimetri, ma è comune con una taglia compresa fra
i
10-30 centimetri. È una specie ermafrodita, con esemplari che
sono prima
femmine ed in seguito diventano maschi, a partire dal terzo anno
di
età, corrispondente ad una taglia di 17 – 18 centimetri. La
riproduzione
avviene nei mesi primaverili ed in autunno. Le uova sono pelagiche
e
galleggianti.
Viene pescato con le reti a strascico dei motopescherecci su
fondali
sabbiosi e fangosi ma occasionalmente anche con le reti da traino
pelagico (volanti); in alcune marinerie lo si pesca anche con reti
d’imbrocco.La stagione in cui le carni sono migliori è quella
autunno-invernale, da ottobre a marzo.
Paganelli
Il nome – secondo la leggenda – gli deriverebbe dal fatto
che messosi Sant’Antonio da Padova, fra il 1221 e il 1223, a
predicare ai pesci alle foci del Marecchia (poiché gli uomini
non lo ascoltavano), questo ghiozzo fu l’unico pesce che non
volle ascoltare il santo.
Quondamatteo & Bellosi, 1977

I paganelli (Gobius spp) sono pesci ossei
appartenenti alla famiglia dei
Gobidi. Sono pesci di modeste dimensioni, che raggiungono una
lunghezza massima di 15 centimetri. Hanno un corpo cilindrico,
moderatamente allungato; guance rigonfi e e grosse labbra, occhi
grandi posti in alto sul capo, adattamento che gli permette di
insabbiarsi quasi completamente per aspettare la preda.
Sono pesci privi di vescica natatoria, con una pinna pelvica
che ha funzione di ventosa. Le pinne dorsali sono due: la prima,
triangolare, è munita di raggi spiniformi duri, la seconda,
staccata, è costituita da raggi
spiniformi molli; la pinna caudale è arrotondata con margine
superiore
più o meno convesso. Vivono a modeste profondità su fondali
melmosi
provvisti di vegetazione, si trovano comunemente in prossimità
dei porti
e delle scogliere artifi ciali e penetrano spesso all’interno
delle lagune,
tollerando bene gli sbalzi di salinità. La riproduzione avviene
sotto costa nel periodo primaverile. Le uova vengono deposte in
tane più o meno profonde. I giovani trascorrono i primi mesi in
acque basse e poi si trasferiscono in acque più profonde.
La pesca avviene con reti a strascico, occasionalmente con
nasse e cestini. Sono oggetto di pesca sportiva con canna dalle
dighe foranee e dai moli dei porti. Il paganello è la più comune
preda dei pescatori sportivi,
che aff ollano le scogliere e i moli nel periodo primaverile,
pescandolo
con la lenza sul fondo. La stagione in cui le carni sono migliori
è quella primaverile, da marzo a giugno.
Suri
E’ chiamato anche sgombro bastardo. Si distingue dallo sgombro per il colore e le due coste spinose che ha ai fianchi. E’ ottimo.
Quondamatteo & Bellosi, 1977

I suri, sugarelli o spighette (Trachurus spp) appartengono alla famiglia dei Carangidi, la stessa delle ricciole, e sono molto comuni nel Mediterraneo (nella foto sono quelli in alto, di colore argenteo-verde, mentre in basso ci sono delle mazòle e uno sgombro). Queste specie possono raggiungere la lunghezza di 60 centimetri, ma generalmente sono comuni tra i 15 e 30 centimetri. Il corpo è compresso lateralmente e allungato.
La parte superiore del corpo e della testa varia dal nero al
grigio e dal
verde al bluastro; la parte inferiore è generalmente più chiara,
biancastra
o argentata. Un carattere distintivo è la presenza di una piccola
macchia
nera sul bordo dell’opercolo nel suo angolo superiore.
Si riunisce in banchi che si spostano con gran rapidità alla
ricerca del
nutrimento. Si riscontra comunemente ad una profondità compresa
tra
10 e 500 metri; in generale, in inverno si allontana dalla costa e
scende
a profondità superiori a 500 metri, al contrario nei mesi
primaverili ed
estivi, si trova in vicinanza dalla costa.
Si riproduce durante tutto l’anno ma con maggiore intensità nel
periodo
primaverile-estivo. Gli stadi giovanili si radunano in piccoli
gruppi di 7-10
individui e nuotano sotto l’ombrello di grosse meduse. I giovani
in primavera ed in estate tendono a concentrarsi sotto costa. È
un vorace predatore che si ciba di crostacei e piccoli pesci che
preda indistintamente senza particolari preferenze.
Nell’alto Adriatico si pesca principalmente con reti a
strascico e volante o
con reti da posta. Più a sud lo si pesca anche con reti da
circuizione, utilizzando di notte per attirali una fonte luminosa.
E’ preda ambita anche
dai pescatori sportivi che lo pescano dalla fi ne dell’estate
all’autunno,
con la lenza sul fondo.La stagione in cui le carni sono migliori
è quella primaverile-estiva, da aprile a settembre.
Triglia
E’ uno dei pesci più caratteristici delle pesche
mediterranee, per gli splendidi colori, che resero celebri le
triglie nei fasti gastronomici. Si pesca con le reti a strascico e
coi tramagli. A
diff erenza di altri pesci le triglie sono buone in tutte le
stagioni, secondo il proverbio veneziano: “Tria o barbon, non
perde mai stagion”
Gustavo Brunelli, 1931
La triglia (Mullus barbatus) è un pesce osseo
ascritto alla famiglia dei
Mullidi. Specie bentonica, frequenta prevalentemente fondi
fangosi,
a profondità comprese tra 5 e 250 metri. Diff usa in tutto il
bacino mediterraneo, incluse le acque del Mar Nero e quelle
dell’Oceano Atlantico, dalle coste inglesi fi no al Senegal.
Ha un corpo oblungo leggermente compresso, con muso corto dal
profi lo verticale; l’occhio è posto presso il profi lo
superiore del capo. Sotto la mandibola si trovano un paio di
barbigli a funzione tattile e olfattiva, che l’animale utilizza
per localizzare le prede. I barbigli in fase di riposo possono
essere retratti in un solco, posto sotto la mandibola. Le pinne
sono prive di colorazione; due sono le pinne dorsali separate,
l’anale si trova sotto la seconda dorsale, la caudale è forcuta
con lobi uguali, le pettorali sono ben sviluppate e inferiormente
si trovano le ventrali. La specie è a sessi separati,
generalmente le femmine sono più grandi dei maschi. La
riproduzione avviene nel periodo aprile-luglio, di solito a decine
di miglia dalla costa, su fondi di natura sabbiosa o fangosa dove
gli adulti migrano, quando la temperatura dell’acqua sotto costa
diviene troppo bassa. Gli stadi larvali e post-larvali conducono
una vita pelagica e già a partire da 4,5 millimetri hanno una
colorazione azzurra, tipica dei pelagici. Nel periodo successivo
si avvicinano sotto costa e assumono abitudini demersali,
cambiando gradatamente colorazione. Passano dapprima a una livrea
verde, per poi assumere quella rossiccia tipica degli adulti. La
specie è carnivora e si nutre di crostacei, policheti, piccoli
echinodermi e pesci.
La triglia viene pescata principalmente con le reti a strascico,
per tutto
l’arco dell’anno, con un picco molto accentuato in autunno.
La triglia, a diff erenza di altri pesci, mantiene in tutte le
stagioni una
buona qualità delle carni. I pescatori dicono comunque che la
triglia migliore è quella che “va verso il largo”, ossia
quella che si pesca da settembre a dicembre.


